Commemorazione per il trentennale della morte di Aldo Moro
Mia dolcissima Noretta…
L’agonia di Aldo Moro dal carcere del popolo.
Terrorismo e morte tra storia e narrazione.
Giulia Bacchetta - attrice
Marco Filatori - voce fuori campo
Anita Dordoni - soprano
Nicola Zuccalà - clarinetto
Massimo Laura - chitarra classica
Musiche di Haendel, Vivaldi, Bach e Stravinskij eseguite da
Drammaturgia e regia Marco Filatori
Consulenza scientifica professor Chiara Continisio e Paolo Colombo
Note di regia
“Noretta” era il soprannome con cui Aldo Moro chiamava la moglie, Eleonora. E con questo soprannome iniziava le lettere che dalla “prigione del popolo” le indirizzava. Lettere dolci, strazianti, con istruzioni riguardanti i tentativi che lei avrebbe dovuto intraprendere per salvarlo, ma anche con indicazioni di vita quotidiana.
Ho scelto questo titolo per fornire fin dall’inizio una traccia chiara del taglio che avrebbe preso lo spettacolo: l’uomo, non lo statista. L’uomo Aldo Moro, separato dagli affetti, chiuso in una stanza minuscola per 55 giorni. Il padre, il marito e il nonno in apprensione più per i suoi cari che per se stesso. E solo sullo sfondo la DC, la politica, il compromesso storico…
Per raccontare questo aspetto di Moro ho immaginato di fare parlare una vagabonda, una barbona. In un anno e luogo imprecisati questa donna, che conosce tanti e tali particolari del sequestro da fare pensare che possa essere la stessa Anna Laura Braghetti, la carceriera di Moro, racconta i fatti “dal di dentro”. Dentro se stessa, dentro le emozioni che provava guardando dallo spioncino un uomo solo e consapevole dell’inevitabile fine. Ma che nonostante questo scriveva per non arrendersi. E alcune delle lettere che scrisse alla moglie Eleonora, mandate dalla voce fuori campo, faranno da contrappunto al racconto.
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